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Le Reliquie

LE RELIQUIE DEI
SS. MM. ALFIO FILADELFO E CIRINO

Precedenti storici

Dopo il martirio subito a Lentini dai Santi Fratelli Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino il 10 maggio dell’anno 253, i loro corpi furono custoditi con grande devozione nella stessa Lentini fino all’anno 627 quando per l’invasione della Sicilia da parte dei Saraceni sbarcati a Mazzara, Costantino (greco di nascita) Vescovo di Lentini e insieme abate del convento dei Basiliani di S. Filippo di Fragalà in provincia di Messina, si rifugiò in quel convento portando con se i corpi dei Tre Santi Martiri.
Le varie vicende che seguirono si possono così riassumere: in seguito all’avanzare dei Saraceni, lo stesso Costantino trasferì le Reliquie nel convento di Alunzio nascondendoli in alcune grotte sotterranee di cui si persero le tracce dopo la distruzione della stessa Alunzio da parte dei Saraceni.
Dopo l’anno 1000, avvenuta la liberazione della Sicilia dai Saraceni per opera del Conte Ruggero, le Reliquie furono ritrovate durante la costruzione di S. Fratello racchiuse in casse ferrate con gli atti del martirio manoscritti in greco in una pergamena e portate ai Basiliani di Fragalà che dettero una porzione delle ossa di S. Filadelfo alla nuova città che perciò fu chiamato S. Fratello.
Intanto le Reliquie furono murate sotto Parco di una chiesa accanto al Convento e in seguito se ne persero le tracce per la successiva rovina della chiesa.
Nel 1387 furono ritrovate durante i restauri di detta chiesa, furono di nuovo murate sotto un altare e di nuovo se ne perdette la memoria.
Il 22 Settembre 1516 le Reliquie vennero di nuovo ritrovate ed esposte solennemente alla venerazione dei fedeli dopo aver segato le tre calotte craniche che vennero donate al Monastero del 5. Salvatore di Messina ove risiedeva l’Archimandrita dei Basiliani.
Il 31 agosto del 1517 i lentinesi, saputo del rinvenimento, assaltarono con una poderosa squadra di cavalieri il convento di Fragalà e si impadronirono con la forza delle reliquie riportandole a Lentini con solennità. L’avvenimento ebbe grande risonanza e fece risvegliare specialmente in Trecastagni (come vedremo) la devozione ai Tre Santi Fratelli Martiri.
Da quel momento le Reliquie si trovarono così suddivise:
1 – la porzione di reliquia di S. Filadelfo a 5. Fratello;
2 – le tre calotte craniche al Monastero del S. Salvatore di Messina,
3 – tutto il resto a Lentini.

La prima reliquia a Trecastagni

(Braccio di argento del 1610)
Frattanto a Trecastagni, dove era rimasto vivo il passaggio dei tre Santi Fratelli, nel luogo dove Essi avevano sostato nei primi di Settembre del 252 (mentre venivano condotti da Taormina a Lentini) era stata eretta una piccola icone rinnovata lungo i secoli.
Il ritrovamento delle reliquie del 1516 e il conseguente trionfale ritorno a Lentini nel 1517 fecero divampare talmente la devozione ai Santi Martiri che nel 1593 fu fabbricata col concorso di tutti i fedeli una chiesetta al posto della icone che era nello stesso luogo ove ora sorge il Santuario.
Nel 1616 la Nobildonna Caterina Paternò tramite il P. Angelico di Messina, guardiano del convento dei Cappuccini di Catania (oggi palazzo della Borsa), dove la Paternò era presidente delle terziarie, ottenne dal Monastero del S. Salvatore di Messina una prima Reliquia di S. Alfio (poi racchiusa nel braccio d’argento e in una teca pure d’argento); detta Nobildonna insieme al Dr. Antonio Licandro e Luigi Bonaccorso fondò nel 1612 la confraternita dei SS. MM. Alfio, Filadelfo e Cirino a Trecastagni.
Da allora fino ai nostri giorni prese grande sviluppo il culto dei Santi Martiri in Trecastagni specialmente in occasione della festa di Maggio e Settembre, con un crescendo che non si è mai arrestato.

 

La teca del 1847

Si sentiva però la mancanza delle reliquie di S. Filadelfo e S. Cirino. Dopo lunghe trattative l’8 Ottobre 1842 il trecastagnese P. Giuseppe Campione francescano (dei frati Minori Riformati) trovandosi a Messina poté ottenere dal Monastero del S. Salvatore tre pezzetti delle tre calotte craniche racchiuse in una teca, che dai francescani del convento di Trecastagni fu solennemente portata sul fercolo dei Santi al suo passaggio il 10 Maggio 1843 e data a baciare al popolo nella Chiesa Madre, come si pratica fino ad oggi.

La teca del 1924

Il P. Finocchiaro Sebastiano rettore del Santuario, volendo accrescere il sacro patrimonio di Reliquie dei Tre Santi, riuscì nel 1924 ad avere un altra teca con altri tre frammenti delle tre calotte craniche.
Ma l’obbiettivo (il “voto secolare di Trecastagni” come fu definito) era quello di avere delle Reliquie più vistose e possibilmente le tre intere calotte craniche di Messina.

Le tre Reliquie insigni del 1953

Nel 1951, in vista dell’imminente XVII Centenario del Martirio dei Tre Santi che sarebbe caduto il 10 Maggio 1953, Mons. Fragalà Arcangelo, canonico della Cattedrale di Catania e nostro insigne concittadino, trattò amichevolmente e ripetutamente con Mons. Tonetti Guido, nuovo Arcivescovo Coadiutore di Messina (di cui era stato compagno di studi al Capranica di Roma) per avere le tre Reliquie di cui si è detto e che si sapeva essere in possesso dell’Arcivescovo di Messina poiché il titolo di Archimandrita dell’estinta abbazia dei Basiliani al S. Salvatore (oggi Collegio Salesiano) era passato all’Arcivescovo “Pro Tempore” di Messina che allora era mons. Paino Angelo.
Mons. Tonetti si dichiarò favorevole e si impegnò con Mons. Fragalà a cedere le reliquie subordinatamente al parere del Capitolo della Cattedrale di Messina.
Gli avvenimenti che seguirono sono quanto mai interessanti e non vogliamo privare i lettori della loro conoscenza. Li riassumiamo nelle seguenti notizie.
1952 – Il Dott. Fragalà Giuseppe a nome del fratello Monsignore inoltra formale richiesta a Mons. Tonetti.
21 Maggio 1952 – Mons. Tonetti comunica ufficialmente l’assenso alla richiesta dopo aver consultato 1l Capitolo (documento n. 1).
2 Maggio 1953 – Morte repentina e immatura di Mons. Fragalà a soli 52 anni.
23 aprile 1953 – Con l’auto del Sig. Torrisi Alfio di Orazio ci rechiamo a Messina: l’Arciprete Don Paolo La Rosa, lo scrivente Sac. Salvatore Romeo, il Dott. Fragalà Giuseppe e il predetto Sig. Torrisi Alfio. Trovato Mons. Tonetti questi ci manda al seminario di Giostra ove risiede Mons. Paino. Mons. Barbaro, segretario, ci dà un biglietto per far le ricerche delle Reliquie nella Cattedrale. Ritornati in Cattedrale accompagnati da Mons. Raineri, tutti entriamo nella cappella delle reliquie posta dietro l’altare maggiore ancora ingombra di calcinacci residuati dai bombardamenti e dai conseguenti restauri.
Non c’è luce; ognuno tiene una candela in mano e ispezioniamo tutte le pareti in cui sono disposte un gran numero di cassette con vetri contenenti Reliquie di Santi sono tutte impolverate e con vetri affumicati. Dopo lunga e inutile ricerca i miei compagni scoraggiati escono l’uno dopo l’altro; io non mi rassegno, invoco mentalmente i Santi Martiri e ritorno a guardare con più attenzione, strofino meglio i vetri polverosi dei reliquiari. A un tratto riesco a decifrare su una reliquia – “Phila e grido. – “Qua sono”!
Gli altri si precipitano di nuovo dentro e tutti insieme constatiamo giubilanti che in tre cassette l’una accanto all’altra sono racchiuse le tre calotte craniche dei nostri tre amati Santi.
Un brivido di commozione ci pervade e come una corrente elettrica passa per i nostri cuori palpitanti e tra bocca dalle nostre labbra col grido ripetuto da tutti: “Viva S. Allo”!…
Con trepidante venerazione estraiamo i tre reliquiari, li ripuliamo con cura, li baciamo con trasporto… Siamo tutti in agitazione e commentiamo in una gara festosa e ciarliera l’insperato ritrovamento; io sono più commosso di tutti per avere avuto il privilegio del ritrovamento e vengo fatto oggetto dei complimenti da parte degli altri.
Con i tre reliquiari e le candele in mano usciamo pieni di letizia dal buio cubicale. Ma a questo punto Mons. Raineri ci comunica che ha avuto ordine di portare i reliquiari a Giostra da Mons. Paino.
Siamo contrariati ma ci rassegnammo e in auto andiamo a Giostra con Mons. Raineri che ci guarda quasi sospettoso di una nostra fuga con le reliquie e con lui… in ostaggio (come scherzosamente ammiccava sottovoce il giovane e focoso Sig. Torrisi Alfio).
A Giostra Mons. Barbaro prende in consegna i reliquiari dandoci appuntamento per la prossima settimana.
27 Aprile 1953 (lunedì) – Ritorniamo a Messina ove Mons. Paino ci consegna personalmente tre scatoli con una cospicua parte delle tre Reliquie e le tre lettere di autentica.
8 Maggio 1953 – Le tre preziose e insigni Reliquie fanno il loro ingresso trionfale in Trecastagni, che celebra il XVII Centenario del Martirio dei tre Santi, portate processionalmente da tre Vescovi: Mons. Guido Luigi Bentivoglio Arcivescovo di Catania, Mons. Guido Tonetti, Arcivescovo Coadiutore di Messina, Mons. Salvatore Russo Vescovo di Acireale. Tra il giubilo e la commozione di un immenso popolo festante.
Questo straordinario avvenimento è stato eternato nel bronzo della nuova porta centrale del Santuario inaugurata l’8 Maggio 1974, raffigurato nel quadro finale che capeggia in alto.

Il nuovo Reliquiario

Passate le celebrazioni del Centenario del 1953 si cominciò a pensare a un nuovo e ricco reliquiario dove conservare degnamente le tre preziose reliquie; ma i tempi non erano propizi sia per le ingenti spese delle fabbriche in corso a cui si aggiunsero gli imponenti restauri del Santuario.
In conseguenza il progetto del reliquiario fu accantonato e le tre modeste teche con le tre Reliquie furono lasciate in oblio per oltre 25 anni.
Ma il graduale ristabilirsi dell’equilibrio nelle idee, la riscoperta del valore della pietà popolare e recentemente l’occasione del 500 del Santuario da celebrare nel 1978 riportarono a galla il problema.
Così dopo lunghe discussioni di varie proposte, il tanto benemerito Comitato Pro Santuario, che costituito nel 1962 ha portato avanti un vasto programma di valorizzazione del Santuario specialmente con i restauri generali di questo, affidò nel 1976 al valente Prof. Emeri Stefano di Catania lo studio di un progetto del reliquiario. In vari incontri si discusse a lungo se fare tre reliquiari uno per ogni reliquia, oppure un unico reliquiario che le contenesse tutte tre.
Prevalse quest’ultimo parere il Prof. Emeri presentò nel 1977 un primo progetto che opportunamente ritoccato portò al ricco e artistico progetto definitivamente approvato.
Ma la spesa rilevante da una parte e i1 lungo tempo necessario per la lavorazione non permisero la realizzazione in occasione del 500 celebrato con grande solennità nel 1978.
Pertanto, anche a causa degli oneri finanziari lasciati dalle grandiose celebrazioni e costruzioni realizzate nel 500, fu gioco forza rimandare e aspettare.
Ma ecco che il 10 Maggio 1979 i coniugi Carbonaro Giovanni e Gallo Vincenza da Siracusa offrendo la cospicua somma di L. 3.000.000 da loro promessa ai Santi Martiri manifestano l’intenzione che sia impiegata in. un utile dono e accettano con entusiasmo che questo sia proprio il progettato Reliquiario. In conseguenza viene firmato il contratto col Prof. Emeri e inizia subito dal medesimo la lavorazione; il reliquiario viene completato e consegnato nell’aprile del 1980.

Descrizione del reliquiario

Questa piccola opera di arte riccamente cesellata a mano ha un aspetto possiamo dire imponente. è tutto in argento con qualche lieve doratura e pesa circa 5 chili.
Ha la forma di una crespide triangolare dolcemente spezzata alla sommità ed è sormontata da un piccolo globo e da una crocetta.
Ognuna delle tre facce porta incastrata al centro una teca di argento con la reliquia di uno dei Tre Santi fermata da due viti con pietrina incastonata in testa. Tutto intorno è un ricamo di decorazioni a cesello ed a rilievo che fanno corona alle tre teche sotto ciascuna delle quali è inciso il nome del Santo e il simbolo del martirio corrispondente: la tenaglia per S. Allo, la graticola per S. Filadelfo, la caldaia per S. Cirino.
I tre angoli inferiori si chiudono con tre testine di angelo.
Il tutto poggia su un nodo circolare che si innesta su una elegante base a forma di imbuto rovesciato con volute concentriche ad anello e termina con tre graziose zampette. Sul cerchio maggiore è incisa tutta intorno questa iscrizione: “Per devozione dei coniugi Carbonaro Giovanni e Gallo Vincenza da Siracusa 8 maggio 1980”.

Solenne inaugurazione

E appunto nella sera dell’8 maggio 1980, presenti i coniugi donatori, dal Rev. mo Mons. Ciancio Nicolò presidente del Comitato Pro Santuario, con una memorabile e solennissima funzione nel Santuario stipato fino all’inverosimile fu benedetto e inaugurato il nuovo Reliquiario che fu subito portato in processione lungo la Piazza antistante al Santuario tra il canto degli inni il suono festoso delle campane e delle musiche in mezzo a una marea di fedeli in preghiera.
L’indomani 9 maggio, nella rituale processione delle Reliquie che si ripete ogni anno alla vigilia del fatidico 10 Maggio, tra una insolita e straordinaria corona di Clero, Autorità, Associazioni e Popolo, il Predicatore del Novenario e due altri sacerdoti portavano in trionfo per le vie del paese il nuovo Reliquiario, il braccio del 1610 e il piccolo Reliquiario del 1842, circondati da un alone di mistico raccoglimento e di commossa preghiera che toccava il vertice nella duplice benedizione impartita contemporaneamente con i tre reliquiari in Piazza dei Bianchi e all’arrivo nel Santuario…
Finalmente il voto secolare di Trecastagni era esaudito: le ossa benedette dei Tre amati e venerati Santi Fratelli Martiri con la parte più nobile e più alta delle loro sacrosante Teste ritornavano a Trecastagni dopo diciassette secoli, non per una sosta di qualche ora come in quel lontanissimo meriggio dei primi di Settembre del 252, ma per abitare in perpetuo in questo luogo fortunato e privilegiato da Essi prediletto, per benedire e proteggere giorno e notte i loro fedeli devoti, per essere continuamente baciate e venerate con fede sempre più ardente fino al giorno del giudizio universale in cui risorgeranno alla nuova vita gloriosa insieme a tutti coloro che li hanno amati e invocati col grido di fede che si eternerà nel Cielo: “Viva S. Alfio”.

 

Nuova reliquia

In occasione della solenne ricognizione delle reliquie dei SS. MM. Alfio, Filadelfo e Cirino conservata in una urna d’argento custodita presso la Chiesa di S. Maria del Gesù, ex convento, in San Fratello (ME) ricognizione avvenuta il 25 Marzo 1998. la Comunità di San Fratello ha donato il 4 Luglio 1998, consegnandolo al parroco del Santuario Don Alfio Torrisi, un frammento delle ossa di San Filadelfo, insieme al documento di “autenticità” firmato dal Vescovo di Patti Mons. Ignazio Zambito.

Restauro

Nel 2005 grazie allo zelo del Vicario Parrocchiale don Giuseppe Guliti, il braccio argenteo del 1610 e la teca del 1843 sono stati magistralmente restaurati ad opera della premiata ditta di Argenteria Sacra “Amato Antonino” da Palermo.